Performance Max per e-commerce: come strutturarla per vendere a margine, non solo a ROAS
Performance Max può far crescere un e-commerce o bruciare budget sul brand. Ecco come strutturare feed, asset group e obiettivi, e come usare i nuovi report per tenerla sotto controllo.

Performance Max per e-commerce è oggi la campagna Google Ads con cui la maggior parte degli store vende tramite Shopping, Ricerca, YouTube e Display in un colpo solo. Funziona bene quando le dai tre cose: un feed prodotti curato, una struttura che separa i prodotti per margine e ruolo, e un obiettivo di conversione che rispecchia il profitto e non solo il fatturato. Senza queste, tende a fare la cosa più facile: spendere sulle ricerche del tuo brand e sui clienti che avrebbero comprato comunque, mostrandoti un ROAS altissimo che non corrisponde a crescita reale. In questa guida vediamo come impostarla, come leggerla con i report che Google ha aggiunto nell'ultimo anno e quali errori evitare.
Come funziona Performance Max per e-commerce (e perché il feed conta più degli annunci)
Performance Max è una campagna guidata da obiettivi: tu indichi cosa vuoi ottenere (vendite con un certo valore o ritorno), fornisci il catalogo tramite Merchant Center e un insieme di asset creativi, e l'algoritmo decide dove, quando e a chi mostrarli su tutto l'inventario Google. Per un e-commerce la parte più importante non sono i titoli o le immagini dei banner: sono gli annunci che usano i dati di prodotto, cioè gli Shopping, che nella maggior parte degli store generano la quota principale delle vendite.
Questo cambia le priorità. Se il titolo del prodotto nel feed è "Art. 4471 nero", nessuna creatività lo salverà: Google non avrà abbastanza informazioni per abbinarlo alle ricerche giuste. Prima di toccare la campagna, lavora sul feed:
- Titoli: brand, tipo di prodotto, attributi chiave (materiale, misura, colore, compatibilità) nell'ordine in cui le persone li cercano.
- Categorie e tipo di prodotto: coerenti e granulari, perché diventano la base per suddividere le campagne.
- Immagini: pulite e leggibili anche in miniatura; se lavori con foto generate o ritoccate, valgono le regole che abbiamo visto parlando di foto prodotto con l'AI per e-commerce.
- Etichette personalizzate: il campo più sottovalutato. Usale per marcare margine, stagionalità, prodotti best seller e prodotti a bassa rotazione.
La struttura: poche campagne, divise per margine e ruolo
L'errore più comune è replicare in Performance Max la struttura delle vecchie campagne Shopping, con decine di campagne per categoria. L'algoritmo impara dalle conversioni: se le frammenti in troppe campagne, ognuna ha pochi dati e resta instabile. La logica corretta è opposta: dividere solo quando due gruppi di prodotti richiedono un obiettivo diverso.
Il framework a tre livelli che usiamo
- Campagna "core": i prodotti con margine sano e storico di vendite. È quella che riceve la maggior parte del budget, con un ROAS target calibrato sul margine medio del gruppo.
- Campagna "margine basso / prezzo aggressivo": prodotti dove competi sul prezzo. Hanno bisogno di un ROAS target più alto per non vendere in perdita, quindi non devono stare nella stessa campagna dei prodotti a margine alto.
- Campagna "scoperta": novità, prodotti senza dati o che l'algoritmo ignora. Budget contenuto e target più morbido, per dare visibilità a prodotti che nella campagna core non riceverebbero mai impressioni.
La divisione si fa con i gruppi di schede basati sulle etichette personalizzate del feed. Dentro ogni campagna, gli asset group servono a separare temi creativi e segnali di pubblico diversi (per esempio due linee di prodotto con clienti diversi), non a replicare l'albero delle categorie.
Obiettivi e ROAS target: impostare Performance Max sul margine
Performance Max ottimizza verso il valore di conversione che le passi. Se le passi il fatturato lordo, tratterà allo stesso modo un ordine da 100 euro con 50 euro di margine e uno da 100 euro con 10 euro di margine. Per questo il ROAS target va derivato dal margine, non copiato da un benchmark.
Esempio numerico illustrativo
Facciamo un esempio con numeri tondi. Un gruppo di prodotti ha un margine lordo medio del 40% dopo costo del prodotto, spedizione e commissioni di pagamento. Il ROAS di pareggio è 1 diviso 0,40, cioè 2,5: con un ROAS di 2,5 ogni euro speso in pubblicità si mangia esattamente il margine generato. Se vuoi tenere almeno il 10% del fatturato come contributo, la pubblicità può costare al massimo il 30% del fatturato, quindi il ROAS minimo diventa 1 diviso 0,30, circa 3,3.
Per un secondo gruppo con margine del 25%, lo stesso ragionamento porta il pareggio a 4 e l'obiettivo con il 10% di contributo a circa 6,7. Mettere questi due gruppi nella stessa campagna con un ROAS target unico significa, inevitabilmente, sovra-investire su uno e sotto-investire sull'altro. Ecco perché la divisione per margine è il primo lavoro da fare.
Ricorda poi che il ROAS di piattaforma non è il risultato finale: va letto insieme al MER, il rapporto tra fatturato totale e spesa marketing totale, che ti dice se la campagna sta generando vendite incrementali o si sta solo prendendo il merito di vendite che sarebbero arrivate comunque.
Acquisizione nuovi clienti
Tra gli obiettivi di ciclo di vita, Google permette di dare priorità ai nuovi clienti, facendo offerte più alte per loro o limitando la campagna solo a loro. Per funzionare bene richiede liste clienti aggiornate (caricate direttamente o tramite integrazione), altrimenti Google non sa distinguere chi ha già comprato. Nella documentazione di Google è indicato anche un miglioramento della reportistica che separa in modo più netto clienti nuovi e di ritorno: è il dato da guardare per capire se Performance Max ti sta facendo crescere la base clienti.
I nuovi strumenti di controllo: cosa è cambiato negli ultimi mesi
La critica storica a Performance Max era la "scatola nera". Tra il 2025 e il 2026 Google ha aggiunto diversi strumenti che, secondo la sua documentazione ufficiale e il blog Google Ads, riducono parecchio questo problema. Vale la pena conoscerli perché cambiano il modo di gestire la campagna.
- Report sul rendimento dei canali: in Insight e report mostra impressioni, clic, conversioni e costi su Ricerca, Display, YouTube, Discover, Gmail, Maps e partner di ricerca. Si può segmentare per "annunci che utilizzano i dati di prodotto", isolando la parte Shopping.
- Report sui termini di ricerca: ora disponibile come nelle campagne sulla rete di ricerca, con le metriche per ogni query, e accessibile anche via API.
- Parole chiave escluse a livello di campagna: con liste condivise tra più campagne e un limite indicato da Google di 10.000 esclusioni per campagna, applicate all'inventario Ricerca e Shopping.
- Report sugli asset: conversioni, costi e clic per singolo asset, con la possibilità di rimuovere gli asset generati automaticamente.
- Temi di ricerca: il limite è salito a 50 per asset group, utile per indicare a Google categorie di ricerca su cui vuoi essere presente.
- Controlli su dispositivi e demografia: targeting per dispositivo ed età, con i controlli per genere indicati come in beta.
Le funzioni vengono rilasciate in modo graduale e l'interfaccia cambia spesso: se non trovi una voce nel tuo account, verifica nella guida di Google Ads lo stato del rilascio per il tuo mercato.
Il problema del brand: come evitare di pagare vendite che avresti comunque
Performance Max ha accesso all'inventario di Ricerca, incluse le ricerche con il nome del tuo negozio. Sono le conversioni più facili del mondo: chi cerca il tuo brand ti stava già cercando. Se la campagna ne raccoglie molte, il ROAS sale, ma una parte di quelle vendite sarebbe arrivata tramite traffico organico o una campagna brand a costo molto più basso.
Come intervenire:
- usa le esclusioni di brand in Performance Max e gestisci le ricerche sul brand con una campagna di Ricerca dedicata, dove controlli offerte e testi;
- controlla nel report dei termini di ricerca che peso hanno le query con il tuo nome;
- confronta il ROAS di Performance Max prima e dopo l'esclusione: un calo è normale e anzi atteso, quello che conta è se il fatturato totale e il MER reggono.
Un ROAS che scende dopo aver escluso il brand non è un peggioramento: è la prima volta che vedi il numero vero.
Roadmap di 90 giorni per lanciare o sistemare Performance Max
Che tu stia partendo da zero o che tu debba sistemare una campagna esistente, questa è la sequenza che segue un nostro progetto tipo.
- Settimane 1-2, fondamenta: verifica del tracciamento delle conversioni con valore corretto (IVA e spedizioni gestite in modo coerente), diagnostica del feed in Merchant Center, etichette personalizzate per margine e ruolo, caricamento della lista clienti.
- Settimane 3-4, struttura: creazione delle campagne core, margine basso e scoperta; esclusioni di brand; campagna brand di Ricerca separata; asset group con creatività specifiche per linea di prodotto, compresi video nativi invece di quelli generati automaticamente.
- Settimane 5-8, apprendimento: nessuna modifica drastica a budget e target. Si lavora sulle esclusioni leggendo il report dei termini di ricerca, si controlla il report dei canali e si sostituiscono gli asset con i risultati peggiori.
- Settimane 9-12, scala: se il MER regge, si alza il budget della campagna core per gradini contenuti, si abbassa leggermente il ROAS target dove il margine lo consente e si spostano nella core i prodotti della campagna scoperta che hanno dimostrato di vendere.
Performance Max lavora soprattutto sulla domanda già esistente. Per creare domanda nuova resta necessario un sistema su più canali, come spieghiamo nella guida al full funnel marketing per e-commerce.
Errori da evitare con Performance Max per e-commerce
- Troppe campagne con poco budget: ogni campagna resta in apprendimento per settimane e non raggiunge mai la stabilità.
- ROAS target copiato da un benchmark: il target giusto viene dal tuo margine, non da quello di un altro settore.
- Conversioni sporche: contare come acquisto anche l'aggiunta al carrello, o passare valori con e senza IVA mescolati, insegna all'algoritmo a ottimizzare verso il segnale sbagliato.
- Toccare tutto ogni giorno: cambi frequenti di budget e target resettano l'apprendimento. Meglio poche modifiche, ragionate, a distanza di almeno una o due settimane.
- Lasciare che il brand gonfi i risultati: senza esclusioni di brand non sai quanta parte del fatturato è davvero incrementale.
- Ignorare il sito: se la scheda prodotto converte male, Performance Max paga clic che non diventano ordini. Lavorare anche sul valore medio dell'ordine alza il ROAS senza toccare la campagna.
Quando Performance Max non conviene
Se hai un catalogo molto piccolo con poche conversioni al mese, se il tracciamento non è affidabile o se vendi prodotti per cui è fondamentale controllare esattamente su quali ricerche comparire, può avere più senso partire da campagne Shopping standard e Ricerca, e passare a Performance Max quando i dati sono sufficienti.
In sintesi
Performance Max per e-commerce non è una campagna da accendere e dimenticare. Rende quando il feed è curato, la struttura separa i prodotti per margine, il ROAS target nasce dai tuoi conti e il brand viene gestito a parte. I nuovi report su canali, termini di ricerca e asset ti danno finalmente gli strumenti per controllarla: usali ogni settimana, e giudica i risultati sul MER oltre che sul ROAS di piattaforma. Se vuoi capire quanto della tua spesa su Performance Max sta generando vendite davvero incrementali, richiedi un audit gratuito del tuo account: analizziamo feed, struttura e obiettivi e ti diciamo dove intervenire per primo.
Domande frequenti
Performance Max sostituisce le campagne Shopping standard?
Non necessariamente. Performance Max usa lo stesso feed di Merchant Center e copre anche l'inventario Shopping, ma le campagne Shopping standard restano utili quando serve controllo stretto su prodotti o query, o come test di confronto. Per molti e-commerce la soluzione migliore è Performance Max come campagna principale, con Shopping standard riservato a casi specifici.
Quanto budget serve per far funzionare Performance Max?
Non esiste una soglia ufficiale, ma l'algoritmo ha bisogno di conversioni per imparare. Un criterio pratico è partire con un budget giornaliero che permetta almeno alcune conversioni a settimana per campagna, dato il tuo costo per acquisizione. Con budget troppo bassi conviene avere meno campagne, non tante campagne affamate.
Si possono escludere parole chiave in Performance Max?
Sì. Google ha introdotto le parole chiave escluse a livello di campagna e le liste di esclusione, con un limite indicato nella documentazione di 10.000 esclusioni per campagna, applicate all'inventario di Ricerca e Shopping. Per il brand esistono anche le esclusioni di brand dedicate, utili per non pagare traffico che arriverebbe comunque.
Come faccio a capire su quali canali spende Performance Max?
Oggi c'è il report sul rendimento dei canali, in Insight e report della campagna: mostra impressioni, clic, conversioni e costi su Ricerca, Display, YouTube, Discover, Gmail, Maps e partner di ricerca, con la possibilità di isolare gli annunci che usano i dati di prodotto del feed, cioè gli Shopping.
Meglio un ROAS target alto o basso su Performance Max?
Dipende dal margine, non da un valore di riferimento generico. Un ROAS target troppo alto restringe la campagna su brand e clienti già caldi, uno troppo basso compra fatturato in perdita. Calcola il ROAS di pareggio sul margine lordo e imposta il target poco sopra, poi alzalo gradualmente.



